Ammettiamolo, quanti di voi sono stanchi di leggere commenti di persone che non hanno neppure letto completamente il post che stanno commentando? Io si, tanto! Da quando sono maggiormente libero da impegni con i clienti ho scritto un sacco, sto terminando un racconto ed una fiaba, ed inoltre ho dato ampio spazio alla mia vita sui social network. 

Ho tempo, dormo poco e tra una lettura e l’altra è un esercizio interessante vedere come un asociale come me riesce ad essere meno a-social di quello che pensava.

Uno degli aspetti che più mi ha colpito negativamente è scoprire come alcune persone pubblichino i loro commenti senza neppure accorgersi di quanto siano completamente avulsi dal contesto dell’intervento stesso. Un post deve essere attrattivo e quindi non sempre riporta completamente il contesto dell’intervento; lo scopo è gettare l’esca e tirare su il pesce fino al blog dove leggere l’intero contenuto, ma a volte non funziona. Sarà che le mie esche sono poco attrattive (e su questo ci sto lavorando) ma a volte la sensazione è proprio che queste persone si limitino a commentare esclusivamente sulla base del post in modo da riuscire a fare quanti più commenti possibili ed essere così più visibili anche se solo quantitativamente.

È accaduto anche pochi giorni fa quando ho pubblicato un piccolo blog post sul perché i nostri politici non interpellino i maggiori esperti italiani del settore per risolvere questo o quel problema, ma, al contrario, si circondano di “furbi e furbetti” che non hanno molto titolo per essere lì. Più di una persona mi ha attaccato adducendo come argomentazione che i primi a fare i furbi sono i dirigenti cosa che in nessuno modo aveva senso nel contesto del mio intervento. Non hanno letto, non hanno capito, ma hanno commentato.

Allora, io sono il solo motore della mia presenza nel web, non ho nessuno alle spalle che mi aiuta, una redazione che scrive, commenta o ritwitta mille volte le stesse cose per mio conto. L’unica cosa che ho è un gattino di nome Wasabi che di tanto in tanto preme il bottone dell’autodistruzione sulla mia scrivania (vi spiegherò la prossima volta cos’è). Perché dico questo, perché non è facile mantenere un profilo in modo onesto: tenersi sempre informato, verificando le fonti di una notizia prima di scriverci sopra, scrivere ogni giorno o quasi un intervento su questo o quell’argomento al meglio delle proprie limitate possibilità. È 90% sudore e 10% ispirazione ciò che pubblico sul mio blog o sui blog delle aziende con cui collaboro ed è frustrante vedere queste persone commentare senza nemmeno aver letto ciò che scrivo.

Qualche settimana fa lanciai la provocazione di inserire un bollino nei post ed uno o due hashtag (#daleggereprimadicommentare o #dlpdc) un modo per dire ad alta voce, guai a te se ti azzardi a commentarmi senza aver letto interamente ciò che sto scrivendo.

Ovviamente, in questa fase, le mie provocazioni come i miei post si perdono nel nulla, non ho il seguito necessario a far sì che una mia idea sia anche solo poche volte condivisa, ma non importa: ignorami, bannami, ma non commentarmi senza aver letto ciò che ho scritto, altrimenti ti allontanerò io e sinceramente non me ne può fregare di meno se questo mi farà avere ancor meno follower o like, meglio una sola persona intellettualmente onesta che mille idioti.